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Corsi di formazione, le 6 tipologie di compagno che odierai/amerai dopo una lezione

Ho provato vari tipi di formazione in vita mia, giuro. Sono partito dall’asilo (dove rimanevo per 5 ore attaccato alla ringhiera aspettando che mia nonna mi venisse a prelevare) e istituzionalmente arrivato quella universitaria, attraversando anche i mondi della formazione post-universitaria, approdando a quella professionale legata all’ordine al quale sono iscritto fino al mondo dei corsi a pagamento, di quelli che sulla carta valgono nulla ma sul bagaglio personale magari contano più di un corso di laurea. Sociologicamente proprio questi ultimi sono i casi in assoluto più interessanti che mi hanno portato, a volte più della lezione in sè, ad interessarmi delle classi con cui un docente è costretto a lavorare. Spesso le classi di un corso, specie quelli a pagamento, sono la cosa più “meltin’pot” che ti possa capitare nel quotidiano. Ci trovi di tutto e di più ma soprattutto ti trovi immerso in tutto quello che non vorresti mai trovare accanto a te come compagno di corso. L’esperienza mi porta ad elaborare la descrizione delle 6 tipologie di corsista che odierai/amerai dopo una lezione:

1) Il Sonnolento. Si divide solitamente in due sotto-categorie: il Residente e il “Non ha suonato la sveglia”.

1.1 Il residente è sempre lì, quando arrivi lui è già seduto in ultima fila, posto d’angolo in modo da potersi garantire un coma confortevole e duraturo, spesso incappucciato per evitare la temperatura fresca del muro sulla cervicale non prova vergogna nel russare o nel produrre calcinacci che solitamente colano dalle narici o vanno a disegnare gli angoli della bocca, quando vai via lui rimane lì come lo hai trovato la mattina.
1.2 Il “non ha suonato la sveglia” calcola di arrivare per il coffee break ma puntualmente questo non viene concesso dal docente di turno e quindi entra in media con due ore di ritardo. Nel tentativo di prendere posto mette a soqquadro una classe per riuscire a prendere quell’ultima sedia nascosta spesso causando contusioni al Paesano o alla Millantatrice. Come extrema ratio prende posto in prima fila ma si premura di indossare immediatamente gli occhiali da sole che aveva sollevato sopra la testa per entrare, salutare, e mostrare le occhiaie che rimandano solo a nefandezze della sera prima.

2) Il Paesano. Ha un livello di scolarizzazione pari a quello di Pacciani e dei suoi compagni di merende ma è l’ultimo di una generazione di gloriosi produttori di strutto di altissima qualità di un paesino dell’entroterra mai sentito prima. Non ha mai fatto nulla in vita sua se non tentare la laurea in ingegneria gestionale per migliorare la produttività della madre, delle 3 sorelle e delle svariate zie e cugine, tutte impiegate nell’azienda a conduzione familiare, reparto packaging. Non ha mai frequentato un minuto di lezioni sperperando i soldi che il padre gli aveva dato per l’iscrizione all’università in una sola notte di follia a base di alcool e transessuali. Si è iscritto al corso per portare l’attività nella new economy e per mostrare un attestato alla famiglia che organizzerà per lui una mangiata colossale in paese quando tornerà con in mano il prezioso pezzo di cartastraccia (tanto i parenti non sanno leggere).

3) La Millantatrice. Dice di avere 35 anni ma le rughe sul collo dicono 48, almeno. Lei ha fatto tutto nella vita, è indipendente, emancipata, imprenditrice di se stessa dopo che il lavoro dipendente l’ha scocciata 20 anni fa, provocante per lui un po’ lesbica per lei. In breve ti rendi conto che l’unica attività perpetrata negli ultimi decenni è quella di inseguitrice di mode costose garantite dalla famiglia o da un santo che l’ha sposata e la tiene a bada a furia di contanti. Stando ai suoi racconti è stata groupie negli anni 70′, sosia di Madonna negli anni 80′, broker negli anni 90′, attivista dei movimenti lgbt dal 2000, recentemente vegana. Se ti permetti di rivolgere una domanda al docente lei dalla prima fila torce il suo cranio in stile esorcista verso di te e ti risponde con una sequela di cazzate impressionanti sempre legate alle sue precedenti esperienze, il prof attende impazientemente la fine del teatrino prima di umiliarla per sempre con una risposta diametralmente opposta a ciò che lei ha appena detto. Dirà “Ecco, come dicevo io” e scapperà mezz’ora prima della fine della lezione, che termina alle 20,00, dicendo che deve andare a lavoro.

4) Il Fannullone. Papà gli ha pagato il corso, lui ha 20 anni e non ha alcun tipo di interesse per l’apprendimento ed il lavoro. Arriva senza nemmeno un foglio e una penna, si siede e fa finta di prendere appunti sull’Iphone perennemente aperto su Facebook sulla pagina di qualche fanciulla che si vuole bombare. E’ silente ed impaziente, attende la formula magica “Ci vediamo la prossima lezione” come un portiere di una squadra in zona retrocessione attende il triplice fischio finale dell’arbitro dopo aver resistito un match senza subire goal contro la candidata allo scudetto giocando in trasferta, festeggia la fine della giornata esultando in corridoio facendo l’aeroplanino. Retrocederà a fine stagione.

5) L’imprenditrice. Dopo sei o sette gravidanze è in depressione cronica e beve lexotan dalla fiaschetta. Il marito decide di inquadrarla nella sua azienda dandole una mansione di prestigio e se ne pente cinque minuti dopo quando lei è già diventata una avvenente cougar, scassapalle e arrivista. Tutti i dipendenti del marito (anche le donne) se la vorrebbero chiavare a sfreggio solo perchè lui con la sua inopinata scelta ha reso loro la vita impossibile. Dal giorno del suo insediamento non si fuma in ufficio, il badge si striscia in orario e gli straordinari non sono pagati. Frequenta tutti i corsi di formazione possibili inerenti alla sua azienda solo per dimostrare che i dipendenti rubano lo stipendio e lei “lo sa fare meglio”. Dopo due anni ha fatto licenziare l’80% dello staff ed il marito pur di frenarla decide di rimetterla incinta.

6) La Cornucopia. E’ la gioia di tutti i docenti ed organizzatori di corso, è il pollo da spennare. Si è iscritto per capire tutto e metterlo a servizio dei suoi progetti folli. Studia la materia prima che cominci il corso per non sembrare impreparato, è attivo durante la lezione, non chiede mai la pausa e se qualcuno la ottiene lui resta a parlare col prof, aiuta il docente a riparare il proiettore, si offre volontario per qualsiasi tipo di esperimento e poco prima della fine della giornata fa la classica domanda che gela lo studio lasciando intendere che per otto ore ha annuito senza capire assolutamente un cazzo. A fine corso comprerà degli altri corsi ma soprattutto consulenze pagate a peso d’oro ai docenti.

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